7 Maggio 2026

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CBAM: cos’è, come funziona e quali sono gli impatti per le imprese

CBAM: il nuovo strumento europeo che unisce sostenibilità e competitività con impatti su imprese e catene di fornitura globali

 

Obiettivi, funzionamento e impatti sul mercato globale

Dal 1° gennaio 2026, il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) è entrato nella sua fase definitiva, introducendo nuovi obblighi e un impatto economico diretto per le imprese che importano beni da Paesi extra-UE.

Il Carbon Border Adjustment Mechanism (CBAM) è uno strumento introdotto dall’Unione Europea per attribuire un costo alle emissioni di carbonio (CO₂) incorporate nei beni importati. L’obiettivo è garantire condizioni di concorrenza eque tra produttori europei e internazionali, evitando che le imprese delocalizzino la produzione verso Paesi con normative ambientali meno stringenti. Questo fenomeno, noto come carbon leakage, è uno dei principali rischi che il CBAM intende contrastare.

Il meccanismo si inserisce infatti nel quadro delle politiche climatiche europee e si affianca al sistema ETS (principale strumento dell’Unione Europea per combattere il cambiamento climatico, basato sul principio “cap-and-trade” per ridurre le emissioni di gas serra), estendendo il prezzo del carbonio anche alle importazioni.

In questo senso, il CBAM rappresenta non solo una misura ambientale, ma anche uno strumento economico con impatti rilevanti sul commercio internazionale extra-UE


Soggetti coinvolti

Il CBAM interessa un ampio numero di attori lungo la supply chain, incidendo sulle filiere industriali, spingendo verso una maggiore integrazione tra sostenibilità, strategia e gestione operativa.

I soggetti principali sono gli importatori europei, che diventano responsabili degli obblighi dichiarativi e, a regime, dell’acquisto dei certificati CBAM. Questo comporta un significativo aumento delle responsabilità amministrative e gestionali.

Accanto agli importatori, anche i fornitori extra-UE sono direttamente coinvolti, poiché devono fornire dati affidabili sulle emissioni incorporate nei prodotti esportati.

Alcuni esempi di merci* CBAM sono:

  • Cemento
  • Elettricità: Energia elettrica
  • Fertilizzanti: Prodotti chimici azotati (acido nitrico, ammoniaca, urea) e concimi minerali o chimici contenenti azoto, fosforo o potassio.
  • Ferro e Acciaio: Ghisa, acciaio grezzo, prodotti finiti come travi, lamiere, profilati, fili zincati, tubi, bulloni e altri articoli simili.
  • Alluminio: Metallo primario (alluminio grezzo) e prodotti lavorati come barre, profilati, fili, lamiere, fogli, tubi e contenitori
  • Idrogeno

* (con possibili estensioni future ed altri comparti)

Ne deriva una maggiore necessità di collaborazione e trasparenza tra clienti e fornitori, che si traduce in una trasformazione delle relazioni commerciali.


Quadro normativo e fasi di implementazione

Il principale riferimento normativo del CBAM è il Regolamento (UE) 2023/956, inserito nel pacchetto europeo “Fit for 55” promosso dall’Unione Europea, che punta a ridurre le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 e a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

La sua implementazione è stata strutturata in due fasi distinte

Fase transitoria (1° ottobre 2023 – 31 dicembre 2025)

Durante questo periodo le aziende sono state tenute a rispettare obblighi di reporting periodico senza sostenere costi diretti legati al carbonio.

Fase definitiva (dal 1° gennaio 2026)

Con l’entrata in vigore del regime definitivo, le importazioni di merci soggette al meccanismo CBAM sono consentite esclusivamente a operatori che abbiano ottenuto lo status di “dichiarante CBAM autorizzato”.

A tal fine, gli importatori devono registrarsi nel registro CBAM, una piattaforma elettronica gestita dalle autorità europee che costituisce il sistema centrale per la gestione dell’intero meccanismo.

Attraverso il registro, gli operatori possono richiedere l’autorizzazione, comunicare i dati sulle importazioni, nonché acquistare, detenere e restituire i certificati CBAM.

Il registro svolge inoltre una funzione di monitoraggio e controllo, garantendo trasparenza e tracciabilità delle emissioni incorporate nei beni importati.

Una volta ottenuta l’autorizzazione, gli importatori sono tenuti ad acquistare certificati CBAM in misura proporzionale alle emissioni di CO₂ incorporate nei beni importati.

Essi devono inoltre presentare una dichiarazione annuale relativa all’anno civile precedente, contenente:

  • le quantità di merci CBAM importate;
  • le emissioni di anidride carbonica incorporate;

Sulla base di tali informazioni, gli importatori devono restituire un numero di certificati CBAM corrispondente alle emissioni dichiarate.

La prima dichiarazione CBAM, relativa alle importazioni effettuate nel 2026, dovrà essere presentata entro il 31 maggio 2027.

Adeguamenti operativi e nuovi obblighi per le imprese

Dal punto di vista operativo, il CBAM richiede alle aziende, in particolare agli importatori nell’Unione Europea, un adeguamento sia organizzativo che informativo, che va ben oltre un semplice adempimento fiscale.

Nella fase transitoria (fino al 2025), le imprese hanno dovuto innanzitutto identificare se e quali prodotti rientravano nel perimetro CBAM e mappare i flussi di importazione.
È stato poi fondamentale raccogliere i dati sulle emissioni incorporate nei beni acquistati da fornitori extra-UE, un passaggio spesso complesso perché ha richiesto il coinvolgimento diretto dei partner esteri.
Su questa base, le aziende hanno dovuto trasmettere report trimestrali, con informazioni accurate e verificabili, alla Commissione Europea tramite il Registro CBAM (portale ufficiale dedicato).

Parallelamente, molte imprese hanno lavorato sull’adeguamento dei sistemi informativi e dei processi interni, per gestire in modo strutturato la raccolta dei dati e garantire la tracciabilità delle informazioni. In diversi casi è stato necessario anche rivedere i contratti con i fornitori, introducendo clausole che obblighino alla condivisione dei dati sulle emissioni.

Con l’avvio della fase definitiva dal 1° gennaio 2026, agli obblighi di reporting si è aggiunto un impatto economico diretto.
Le aziende devono infatti acquistare certificati CBAM in base alle emissioni dichiarate e presentare una dichiarazione annuale alla Commissione Europea, restituendo un numero di certificati proporzionale alle emissioni incorporate nei beni importati.

Questo implica anche una pianificazione finanziaria più attenta, perché il costo del carbonio diventa una variabile concreta nei margini aziendali.

In sintesi, il CBAM non è solo un obbligo normativo, ma un cambiamento strutturale che spinge le imprese a dotarsi di strumenti, dati e processi per gestire e ridurre l’impatto ambientale lungo tutta la catena di fornitura.


 

Soluzioni digitali a supporto degli adempimenti CBAM

Per le aziende soggette al CBAM, l’adeguamento non si limita a un semplice obbligo normativo, ma richiede l’adozione di strumenti digitali in grado di gestire dati complessi e processi strutturati.

In questo contesto, Zucchetti Digital Solutions può supportare le imprese con soluzioni integrate che coprono l’intero ciclo degli adempimenti CBAM.

In particolare, è possibile affiancare le aziende nella raccolta e nell’estrazione dei dati sulle emissioni incorporate, partendo dai prospetti di sintesi e/o contabili delle operazioni di importazione extra-UE.
L’attività viene svolta in stretta collaborazione con il cliente, attraverso la definizione e la mappatura dei codici articolo e/o dei codici doganali rilevanti ai fini CBAM, garantendo coerenza, completezza e affidabilità delle informazioni.

In questo modo, il digitale diventa un elemento chiave per trasformare un adempimento complesso in un processo efficiente, controllato e pienamente integrato nei flussi aziendali, riducendo al minimo il rischio di errore.

 

Sostenibilità e compliance come fattori strategici

Il CBAM rappresenta un cambiamento strutturale nel modo in cui le imprese operano nei mercati internazionali.

Non si tratta soltanto di un nuovo adempimento normativo, ma di un elemento destinato a influenzare profondamente le strategie aziendali.

Le aziende che sapranno affrontare questo scenario in modo proattivo potranno ridurre i rischi di non conformità e trasformare un obbligo in un’opportunità, rafforzando la propria competitività in un contesto sempre più orientato alla sostenibilità.

Zucchetti Digital Solutions può supportare le imprese con soluzioni integrate che coprono l’intero ciclo degli adempimenti CBAM.

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